Continua il lungo racconto, iniziato da Pansa nel 2002 con “I figli dell’Aquila” e proseguito con “Il sangue dei vinti” e “Sconosciuto 1945”. Ora il racconto si conclude con “La Grande Bugia”.
Un titolo volutamene provocatorio per un libro in cui Giampaolo Pansa non risparmia nulla a quanti hanno criticato la sua ricostruzione degli anni immediatamente successivi alla Liberazione. Le storie, vere, raccontate nei suoi due precedenti best-seller, storie che volevano dare voce anche agli sconfitti e a quanti avevano subito vendette da parte dei vincitori, hanno infatti scatenato aspri commenti e giudizi contro Pansa da parte di storici, politici, giornalisti e cittadini schierati a sinistra e indignati per quella che hanno ritenuto un'inammissibile opera di "revisione" (e quindi denigrazione) della Resistenza. La risposta dell'autore a tale offensiva è in quest'opera, in cui la "grande bugia" costruita dalla sinistra contro chi volesse far luce con onestà e rigore anche sugli eventi meno nobili della guerra civile, viene smantellata e analizzata con puntiglio e lucidità.
È un testo diverso dai precedenti. Anche qui il lettore troverà nuove testimonianze emerse dal mondo dei fascisti sconfitti. Ma il cuore del libro è un altro, ed è rivolto all’oggi. C’è il diario delle esperienze di Pansa come autore di ricerche sulla guerra interna. C’è la sua risposta alle stroncature più acide. E infine la ricostruzione di vicende accadute ad autori osteggiati da coloro che uno storico, pure avverso ai libri di Pansa, ha definito i Guardiani del Faro Resistenziale.
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